Il cardo mariano depura il fegato… ma con la besciamella è la morte sua…
4 chiacchiere semiserie su:
La fitoalimurgia, se la conosci non ti uccide (al massimo fa ingrassare)
La fitoalimurgia è un nome astruso che indica qualcosa che nasce con l’uomo…no…con la scimmia…in realtà nasce molto molto prima, quando in un imprecisato (almeno per me) momento dell’evoluzione della vita, gli organismi animali iniziarono a trarre il nutrimento da quelli vegetali.
La fitoalimurgia è dunque una pratica antichissima, in sostanza coevoluta con l’uomo, che consiste nel cibarsi di piante spontanee, ossia di quelle piante che crescono nell’ambiente naturale senza l’intervento dell’uomo stesso.
Alcune piante, per essere consumate senza dover necessariamente assumere la dentatura di una capra, e rinunciare ad una certa soddisfazione di tipo organolettico, hanno avuto bisogno di lunghi processi di domesticazione (ma di questo abbiamo parlato nel precedente articolo del Blog…lo avete studiato…vero???)
Altre piante spontanee, invece, sono buonissime così come si trovano in natura, tanto che oggi la fitoalimurgia, entra sempre più di frequente nelle cucine di ristoranti di ottimo livello e nelle sperimentazioni di chef (stellati o no) che scoprono il fascino di sapori puliti ed autentici, spesso non usuali, inserendoli nelle loro preparazioni e nei loro menù. La cosa colpisce non poco, se pensiamo che la fitoalimurgia, fino a qualche decennio fa era “nient’altro” che una pratica essenziale di sostentamento, specialmente quando guerre o carestie rendevano difficoltose le pratiche agricole necessarie alle produzione di ortaggi, legumi, cereali e quant’altro.
Sempre più diffuso, naturalmente, anche il consumo casalingo delle specie spontanee, il cui riconoscimento rappresenta una conoscenza miracolosamente scampata all’ oblio che il cambiamento degli stili di vita e la grandissima disponibilità di derrate alimentari avrebbe potuto generare. Una competenza tramandata di generazione in generazione da nonna, a zia a nipote. Si tratta infatti spesso di una conoscenza in genere affidata all’universo femminile, evidentemente conseguenza della atavica suddivisione dei ruoli che vedeva l’uomo più adatto (per la sua forza fisica) alla caccia, e la donna (spesso costrette a restare a casa o negli immediati paraggi per la necessità di accudire la prole) alla raccolta di frutti e vegetali commestibili.
Chiaramente, per praticare la fitoalimurgia senza rischiare di fare danni alla salute è necessario saper riconoscere cosa raccogliamo con una certa sicurezza….ma su questo vi ho già ampiamente terrorizzati … No?? Beh…se non avete visto il mio video La fitoalimurgia fa tanto figo, è il caso che lo vediate. Un finale a sorpresa svelerà uno sponsor davvero inaspettato”
La sostanza è che spesso alcune deliziose specie commestibili possono essere confuse con specie molto simili, tossiche, velenose, o anche solo totalmente insapori…
Non è il caso del Cardo mariano (Silybum marianum) specie spontanea di cui io, personalmente, vado letteralmente ghiotta. Il cardo mariano infatti è praticamente inconfondibile:
Innanzitutto è un cardo….dunque è spinoso. Ha il classico capolino dei cardi, con fiori viola, protetto inferiormente da un involucro dotato di lunghe spine. Ma la parte inconfondibile è la foglia, grande (specie quelle basali, presenti prima della fioritura), glabra, lucida e coriacea, ma soprattutto variegata di bianco lungo la nervatura, caratteristica da cui deriverebbe l’epiteto marianum. La leggenda attribuisce infatti la variegatura al latte della Vergine Maria caduto sulle foglie, mentre fuggiva in Egitto per sottrarre Gesù alla persecuzione di Erode. Vabbè, il vero significato evolutivo di questa variegatura non è dato di saperlo…almeno non a me.
Il Cardo mariano è una pianta dalle molteplici proprietà benefiche per il nostro organismo..
Protegge e disintossica il fegato….. ma forse non tutti sanno che fa benissimo anche all’umore!!
Eh già…perché sì…va bene tisane, infusi e decotti, ma scusate se ve lo dico….secondo me, la morte sua è al forno con la besciamella.
C’è solo un piccolo problema…E’ spinoso come vostra suocera! Ma, così come accade appunto per la più spinosa delle suocere, vi garantisco che, se maneggiato nella giusta maniera… riuscirete a trarne tutta la sua squisita bontà.
La parte più prelibata è la nervatura centrale delle foglie basali. Non facile da ricavare, ma neanche impossibile. E nel video vi mostro come fare..
Munitevi di un coltellino affilato e, se preferite, di un paio di guanti, spessi ma morbidi. Afferrate la foglia dalla punta e tagliate il picciolo alla base. A questo punto, con tagli decisi, eliminate la lamina ai lati della nervatura.
Anche i fusti giovani sono buonissimi, ma bisogna raccoglierli prima della fioritura altrimenti saranno buonissimi per il vostro dentista…
Bene!! A questo punto…un tripudio di sformati di Cardo mariano per tutti i gusti!
Lo sformato di Cardo mariano
una ricetta di Stefania De Luca, ristorante Aufinium, Ofena (AQ)
Versione vegana (per i virtuosi)
Procuratevi le coste di Cardo mariano, dalle foglie basali, procedendo così come vi mostro nel video, oppure dai fusti ancora teneri. Lavatele, eliminate i filamenti, tagliatele in segmenti lunghi come la larghezza della vostra teglia e sbollentatele in acqua salata finché siano tenere, ma non completamente cotte. Sbollentate anche delle buone patate locali a rondelle di circa ½ cm. Disponete, in una teglia unta con olio EVO delle vostre colline, un primo strato di patate, sale, pepe e un filo d’olio. Infarinate le coste di cardo e con queste formate un secondo strato, condite con sale, pepe, prezzemolo e peperoncino (se piace) e olio. Formate altri strati alternando patate e cardi. Sull’ultimo strato spolverate del pangrattato per una gustosa crosticina. Infornate a 180° per una mezz’oretta o più in base all’altezza del vostro sformato. Condividete con amici e parenti, vegani e non!
Versione vegetariana (per i virtuosi ma non troppo)
Fra gli strati colare uno sbattuto di uova del pollaio con pecorino di pecorelle felici.
Versione hard (per i carnivori)
Fra gli strati colare uno sbattuto di uova del pollaio con pecorino di pecorelle felici e…..uno pezzetti di agnello nostrano, tagliato sottile. Allungare la cottura a 45 minuti.
Versione impertinente (la mia personale rivisitazione godereccia)
Alla versione hard, sostituite uova e pecorino con dell’ottima besciamella. Preparatela con farina a km 0, burro e latte di mucca felice. Spolverizzate con noce moscata, se piace, e cospargete con fiocchetti di burro.
Servite caldissimo decorando con foglioline di menta o altre erbette aromatiche che, se guarderete bene, troverete sicuramente accanto al cardo mariano. Buon appetito!!
P.S. Un buon decotto depurativo di